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La Mitologia

L’isola di Favignana forma, insieme alle più piccole Marettimo e Levanzo, l’arcipelago delle Isole Egadi. Essa trae il suo nome dal vento Favonio, lo Zefiro, che rende il suo clima particolarmente mite pure negli afosi periodi estivi. Riconoscibile per la sua singolare forma di farfalla con le ali spiegate essa occupa una posizione strategica nel cuore del Mediterraneo il che la pone al centro di grandi leggende. Nell'Odissea (libro IX), Omero fa approdare Ulisse nell'isola delle capre (Aegades) e descrive i caratteri naturali dell'isola con tale chiarezza che la somiglianza all'isola attuale riesce perfetta. Si ritiene che i primi abitatori della Sicilia furono i Feaci (marinai) e i Lestrìgoni (agricoltori) venuti dall'Epiro via mare.

Il Paleolitico superiore

L’isola è stata, da sempre, una base strategica di incontestato valore per i popoli che si contendevano il predominio del mare. I primi insediamenti umani a Favignana risalgono al paleolitico superiore (10.000 a.C.) come risulta dai numerosi ritrovamenti nei pressi delle grotte del faraglione e nella grotta del pozzo in zona S.Nicola, che probabilmente fu per secoli il porto dell'Isola. L'uomo ha fatto la sua comparsa nelle Egadi nel paleolitico superiore, come dimostrano i reperti archeologici ritrovati ed i graffiti presenti nelle grotte delle isole. In quell'epoca (10.000 a.C.) l'intero arcipelago faceva un tutt'uno con la costa sicula: Levanzo doveva essere unita a Favignana da una stretto ponte di terra che si protendeva dall'attuale Cala Dogana verso la zona di S.Nicola. Il più antico insediamento preistorico di Favignana è quello di cui si sono trovate tracce presso le grotte delle Uccerie nei pressi del Faraglione e nella grotta del Pozzo in zona S.Nicola. Di avanzato senso artistico i graffiti di un equide e quello di un cerbiatto, incisi con bulini di selce sulla nuda roccia, nella grotta del Genovese a Levanzo. Nella stessa grotta, ma sicuramente di epoca più recente (neolitico), sono dipinti animali domestici, tonni. Schegge di selce, di ossidiana, frammenti di ossa lavorate, conchiglie ritrovati a Favignana e in tutte le Egadi dimostrano l'uso della pietra per la costruzione di pugnali, punte di frecce e arnesi domestici. Sono stati riportati alla luce frammenti d'argilla grezza, depurata e ben cotta, colorati a vernice nera e rossa, a testimonianza di insediamenti umani nell'età del bronzo. Sono stati inoltre scoperte in località Torretta tombe di tipo preistorico e segni petroglifici in una grotta presso Cala S.Nicola.

Sicani e Siculi

I Sicani vennero in Sicilia verso il 1200 a.C. Con il loro arrivo l'isola cambiò la denominazione da Trinacria in Sicania e poi in Sicilia con la venuta dei Siculi dalla valle del Tevere.

I Cumani

Molti anni dopo l'invasione del Siculi, l'isola venne occupata dai corsari di Cuma, ladri di mare; furono questi i primi Greci che posero piede in Sicilia e ne impedirono la venuta di altri popoli. Gli ateniesi nel 415 a.C. mandarono una poderosa flotta in Sicilia agli ordini di Nicio di Lamaco non tanto per proteggere Segesta contro le aggressioni di Selinunte e Siracusa, ma per la speranza di conquistare tutta l'isola. Essi combatterono con alterne vicende contro i Cumani, ma perché la Sicilia non venisse sottoposta ad una dominazione prepotente i siciliani chiamarono in aiuto i Cartaginesi.

Fenici e Cartaginesi

Nell'VIII secolo a C. l'isola divenne un importante insediamento dei Fenici i quali si insediarono nel lato nord-orientale dell'isola (Cala S. Nicola) lasciando tracce di un importante insediamento con grotte usate per abitazione e per tombe. La leggenda narra che in quel periodo Ercole Tebano fondò nella valle del Lilibeo la città di Mozia ove lasciò una colonia Fenicia. Si pensa che questi Fenici presero dimora anche a Favignana (Katria).

I Cartaginesi verso l'anno 400 a.C. cominciarono l'invasione della Sicilia, interamente compiuta, fatta eccezione di Siracusa e Messina, capisaldi difesi dai Mamertini. E' assai probabile che i Cartaginesi siano venuti a formare anche una piccola colonia a Favignana, poiché essa, con Mozia, costituiva una specie di avanguardia della Sicilia. La disfatta dei Cartaginesi nella prima guerra punica (264-241 a.C.) lasciò un ricordo storico a Favignana. L'anno 250 a.C. il Senato cartaginese all'avviso dell'assedio del Lilibeo da parte dei Consoli C.A.Regolo e L.M.Vulso e gli sforzi del capitano Imileone per impedire ai romani l'ingresso in città, spedì soccorso di uomini e di frumento a mezzo di cinquanta navi al comando di Annibale. Questi diresse la flotta a Favignana e da questa isola a vele spiegate forzò il blocco del nemico che assediava il Lilibeo. Nel 246 a.C. la flotta cartaginese comandata da Annone era appostata presso l'isola di Hiera (Marettimo) per approfittare del vento e correre su Trapani per liberare l'esercito di Amilcare Barca bloccato sul monte Erice. In prossimità di Favignana la flotta cartaginese fu intercettata da quella romana e distrutta: la prima guerra punica ebbe fine con la pace conclusa nel 241 a.C. Anche nella seconda guerra punica (219-201 a.C.) le acque di Favignana furono teatro di diverse battaglie e restò celebre il seno di Cala Rossa in Favignana per il ricovero offerto alle navi romane.

La presenza fenicia nelle isole è testimoniata dalle tracce di una necropoli scoperta in zona S.Nicola e datata circa VIII sec. a.C. e dal ritrovamento marino di un'ancora di pietra ovale e da una raffigurazione in grotta di una nave con invocazione fenicia a Samek (Iside).

In località Calazza nella parte Nord-Est di Favignana sono affiorate dagli scavi due tombe d'età tardo-ellenistica, contenenti due scheletri e una lucerna d'argilla. Ed ancora un'intera necropoli ellenistica a loculi rettangolari è stata individuata presso la Cala S.Nicola. In tale zona, nella grotta del Pozzo, nei pressi del cimitero, sono state individuate iscrizioni fenicio-puniche risalenti al I sec. a.C. Periodo romano A Favignana sono scarsi i ricordi del periodo di dominazione romana. Sono venuti alla luce mosaici di origine imperiale romana ed un ninfèo adibito probabilmente a bagno delle donne presso S.Nicola. Marettimo fu senz'altro sede di un presidio di Roma. Nel pianoro denominato Case Romane vi sono i resti di un vasto edificio del I-II sec. a.C. dal quale si domina tutto il mare a levante dell'isola. Caverne già utilizzate dai punici assommano ai vecchi segni i nuovi, tipici del paleo-cristiano. A Sud-Est dell'isola di Favignana sono stati riportati alla luce loculi di una necropoli di quest'epoca. In prossimità del cimitero esiste, salvato nella roccia, un altarino con archetti pensili: tipica sepoltura cristiana del IV-V sec., anche se la grotta risulta abitata in precedenza dai Punici. Presso il piccolo museo isolano si possono vedere resti di una lucerna cristiana in argilla del V-VI sec., monete puniche e post-costantiniane, vetri bizantini policromi.

I Romani

Nel 241 a.C. a largo di Favignana avvenne la battaglia decisiva della prima guerra punica e la leggenda racconta che Cala Rossa prese il nome dal sangue versato dai Cartaginesi sconfitti dai Romani. Le acque di Cala Rossa furono teatro della battaglia conclusiva delle guerre puniche. Il console romano vi sconfisse la flotta cartaginese ponendo fine all'ultima guerra punica e decretando la definitiva supremazia di Roma nei confronti di Cartaginese, con la conseguente conquista della Sicilia, che divenne a tutti gli effetti provincia romana

Distrutta Cartagine, la Sicilia divenne provincia romana e venne oppressa e sfruttata dai pretori che si succedettero, in special modo da C.Licinio Verre contro cui M.T.Cicerone, allora questore in Sicilia, fece diverse orazioni in Senato. Durante l'impero romano e sotto la dominazione di imperatori tiranni, Favignana vide le sue prime carceri, le quali erano costituite da un sistema di caverne. A quell'epoca nessun fabbricato esisteva nell'isola (né ne esistettero sino al secolo XVII): i pochi abitanti vivevano nelle grotte come trogloditi.

I Saraceni

La caduta dell'impero romano, la venuta dei Vandali (l'anno 440), dei Goti e di tutti gli altri barbari, furono seguite dalla venuta dei Saraceni in Sicilia. Essi erano arabi di origine africana che, venuti nell'isola ai primi del IX secolo, si resero padroni della Sicilia nell' 878 con la presa e l'incendio di Siracusa. Il governo dispotico dei Saraceni condusse presto la Sicilia in miseria grandissima per la cupidigia degli emiri che la governarono. A Favignana, in relazione ai ruderi che ancora avanzano, si ritiene che nella zona della Torretta doveva esservi una torre fabbricata dai Saraceni per garantire l'isola da invasioni e che alla stessa epoca risalgono le torri trasformate in seguito a castelli di S.Caterina e di S.Leonardo. Queste dovevano costituire le difese dei Saraceni e da esse dovette aver origine lo stemma del comune di Favignana: tre torri sulla quale poggia un uccello rapace (il nemico).

In relazione ai ruderi che ancora avanzano, si ritiene che nella zona della Torretta doveva esservi una torre fabbricata dai saraceni per garantire l'isola da invasioni. Probabilmente risalgono alla stessa epoca (810 d.C.) le torri trasformate in seguito a castelli di S. Caterina e di S. Leonardo a Favignana; a Levanzo sul pizzo Torre; a Marettimo a Punta Troia.

I Normanni

I Saraceni furono completamente debellati dalla Sicilia nel 1090 ad opera dei Normanni. Periodo normanno I Normanni (uomini del nord) assoggettarono la Sicilia diffondendovi il feudalesimo. A Favignana di tale dominazione non si ha alcuna traccia. Ruggero, re dei Normanni, fece trasformare due delle tre torri in fortezze (S.Caterina e S.Leonardo). Fece costruire pure la fortezza di S.Giacomo e non ebbe cura della Torretta divisando l'isola ben difesa. I Normanni regnarono in Sicilia per 134 anni.

Nel 1120 Ruggero II con un editto regio stabiliva la fortificazione di Favignana e faceva trasformare due delle tre torri arabe in fortezze (S. Caterina e S. Leonardo). Fece costruire pure la fortezza di S. Giacomo e non ebbe cura della Torretta divisando l'isola ben difesa. A Marettimo, in luogo della torre saracena, i normanni eressero l'impervio Castello di Punta Troia. Di particolare interesse è la piccola chiesa che si trova a Marettimo in zona Case Romane di stile orientale databile intorno al XII-XIII sec.

Gli Svevi

Gli Svevi regnarono in Sicilia dal 1195 fino al 1268, anno in cui l'ultimo rampollo (Corradino di Svevia) fu decapitato in Piazza del Mercato (oggi Carmine) a Napoli.

Gli Angioini

Spenti gli Svevi, il regno fu conquistato dagli Angioini. Il regno di Carlo d'Angiò non fu che una continua espoliazione per parte dei ferocissimi soldati provenzali, mandati in Sicilia al comando di baroni francesi. L'isola era abbandonata all'arbitrio dei suoi governanti che l'oppressero con tasse e balzelli. Il modo licenzioso col quale i francesi trattavano le nostre donne, irritava sempre di più, ed era desiderata e cercata un'occasione per romperla con i francesi. In uno scoglio di Trapani, detto volgarmente "del mal consiglio", si riunirono, dopo segreti accordi, il trapanese Palmerio Abate, signore di Favignana e di Carini, Giovanni da Procida, Alaimo da Lentini, signore di Ficarra, Gualtiero da Caltagirone ed altri pochi magnati dell'isola, per trattare di abbattere il governo angioino. Essi intendevano offrire la corona a Pietro III, re di Aragona e marito di Costanza, figlia di Manfredi, e cioè a quelli che Corradino di Svevia prima della sua morte aveva indicato come legittimi successori della corona del Regno di Sicilia. Il 31 marzo 1282 avvennero i Vespri. Nel citare il convegno "del mal consiglio" è stato nominato Palmerio Abate, signore di Favignana. Palmerio Abate ricevette la signoria di Favignana dalla casa Sveva alla quale era molto affezionato. Egli mal sopportava il dominio degli Angiò e fu tra i primi a cospirare contro di loro.

Gli Aragonesi

Passato il regno nelle mani di Pietro d'Aragona, Palmerio Abate ebbe confermata la signoria di Favignana.Gli succedettero i fratelli Nicolò e Riccardo Abate. Questi, con privilegio di Pietro II d'Aragona dato a Messina il 29 novembre 1341, ebbero concessa, unitamente al dominio di Favignana, la facoltà di fornire detta isola di due tonnare, chiamando l'una di S.Leonardo e l'altra di S.Nicolò. Tutti i diritti sull'isola andarono perduti con la confisca nel 1397 e Favignana, incamerata prima nel demanio della Regia Curia, passò poi con tutte le sue pertinenze sotto la signoria di Aloisio de Carissimo da Trapani. Dal 1416 la Sicilia cominciò ad essere governata dai viceré spagnoli. Da allora l'isola venne travagliata da insurrezioni, patiboli, prigionie e ruberie dovute al malgoverno. La Sicilia inoltre in questo periodo ebbe molto a soffrire per la pirateria dei mori. Per combattere tale scorrerie dei corsari venne dato ordine di costruire delle torri di guardia e dei castelli in vicinanza delle spiagge. A Favignana Andrea Riccio (Carissimo) verso il 1498 rifece a nuovo il castello di S.Caterina e quello di S.Giacomo. Nel 1516 Ugone di Moncada, già viceré in Sicilia, al comando di un'armata navale destinata ad arginare le continue scorrerie dei corsari d'Africa, dopo un'aspra battaglia contro la flotta turca, fu sorpreso da una forte tempesta e si rifugiò, con più di 14.000 uomini, a Favignana compiendovi gravi saccheggi. Nel 1590 Favignana veniva assegnata da Filippo II ai baroni Filingeri. Verso la metà del XVII secolo l'isola apparteneva a Giacomo Brignoni genovese, e infine la Regia Corte sotto il governo di Filippo III la vendette, l'11 aprile 1640, insieme a Marettimo e Levanzo con le tonnare e la signoria del Mare dei Porci per il prezzo di 500 mila scudi a Camillo Pallavicino. Le isole Egadi per privilegio del re Filippo III in data 22 marzo 1651 furono erette a Contea sotto il titolo di Favignana. Nel 1688 la casa regnante ritenne opportuno rivedere il contratto di vendita delle isole fatto ai Pallavicino, specialmente per conservare il diretto dominio dei castelli e delle fortezze di Favignana e Marettimo. A questi ultimi infatti attribuiva molta importanza per la difesa dell'isola, e nell'atto di transizione che ne seguì si riservò ogni diritto su di essi obbligando i Pallavicino a non fare concessioni enfiteutiche di terreni senza l'approvazione della Regia Corte. Questa clausola aveva per fine d'impedire che sorgessero fabbricati dirimpetto al castello di S.Giacomo che togliessero la visuale del mare e la libera via ai tiri dei cannoni. In conseguenza di tale intento la nuova chiesa parrocchiale della Immacolata Concezione di Maria Vergine, attuale madrice, venne fabbricata all'angolo e non al centro della piazza. Essa fu costruita dai Pallavicino dietro istigazione del re, contenuta nell'atto di trascrizione, poiché l'antica parrocchia di S.Giacomo entro il castello omonimo non era più sufficiente, dato l'accrescimento della popolazione. Tale chiesa, ultima nel 1764, venne elevata a dignità di arcipretura. La dominazione degli spagnoli durò per più di quattro secoli lasciando molte tracce in tutta l'isola.

In più d'una grotta a Favignana sono state rinvenute piccole edicole, iscrizioni e stemmi spagnoli. Presso S.Nicola troviamo lo stemma patrizio dei Moncada scolpito nella roccia tufacea. (XVI sec.) Sotto la dominazione aragonese, Andrea Riccio, signore di Favignana, ricostruì il forte di S. Caterina (1498). Al sommo dello stipite destro della porta è collocato uno stemma corroso dal tempo che certamente si riferisce al Casato aragonese. Altra iscrizione si trova in un muro intero del castello: si distinguono il nome della città di Catania e la data 1646. In quell'anno il castello fu rimesso in efficienza, perché si temeva lo sbarco del Duca di Guisa.

I Borboni

Nel 1735 l'infante Carlo di Borbone, per l'astuzia della genitrice Elisabetta Farnese, moglie di Filippo V, si assise sul trono del Regno delle due Sicilie. Ci è nota la condotta dei regnanti borbonici e le carceri di Favignana e Marettimo ne sono valide testimonianze. Nel 1858 furono rinchiusi nel castello di S.Caterina Giovanni Nicotera con altri componenti della sfortunata spedizione di Sapri capitanata da Carlo Pisacane. Guglielmo Pepe, generale dei moti del 1820, fu imprigionato nella fossa di Marettimo.

I Florio

Nel 1874 Vincenzo Florio prendeva possesso delle isole Egadi e dei loro mari acquistandole dal marchese Pallavicino Rusconi. Con tale acquisto non ebbe che la nuda proprietà di esse e delle tonnare, con esclusione dei castelli e dei terreni demaniali, essendo stati aboliti i diritti di feudo e le investiture prima consentite. I fabbricati a Favignana cominciarono a sorgere con le concessioni enfiteutiche dei Pallavicino prima e dai Florio dopo, ed essi si svilupparono da principio nel rione di S.Anna.

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