Login Form

visitatore, i segni della civiltà industriale che la resero famosa nel XIX secolo.

Il porto, infatti, offre allo sguardo, sulla destra, i grandi impianti per la lavorazione del tonno, in disuso (ma destinati a nuovi utilizzi, anche ad un museo della cultura locale), ed i ricoveri per le grandi barche, ancora utilizzate per la tonnara.

A sinistra, si trova il palazzo dei Florio (oggi sede del Municipio), progettato da Giuseppe Damiani Almeyda (1834-1911), l'architetto del teatro Politeama e del palazzo Senatorio di Palermo. A questo professionista insigne, si rivolse, infatti, la famiglia Florio, dopo avere acquistato, ne11874, le tonnare di Favignana, dai Pallavicino di Genova, per la somma di due milioni di lire.

Ai Pallavicino prima ed ai Florio dopo, si deve l'aspetto moderno dell'abitato di Favignana, che era un piccolo borgo di età medievale difeso dal forte San Giacomo, allo stesso livello delle case, e dal forte Santa Caterina, sul punto più alto della montagna omonima.

Il forte San Giacomo è stato trasformato in carcere, mentre il forte Santa Caterina ospita impianti militari, ed è quindi inaccessibile.

Il centro storico gravita sulla piazza tradizionale, che accoglie la chiesa barocca, le botteghe, i bar e le gelaterie. E’ sempre affollata, soprattutto d'estate.

Ma per conoscere veramente l'isola, bisogna abbandonare la piazza e percorrere il suo lungo perimetro di coste, disseminate di scogliere e calette. Bisogna scendere nelle vecchie cave di tufo, umide e profonde, che portano ancora i segni delle lunghe seghe a mano, adoperate per estrarre i blocchi, che poi prendevano il mare a bordo dei velieri. Oggi, le cave di tufo appaiono orlate di piante di capperi, che danno una tonalità allegra alla pietra, annerita dal tempo, soprattutto quando, tra le foglie, si aprono delicati fiori biancorosa. Le strade esterne dell'ìsola, oggi asfaltate, raggiungono tutte le località d'interesse paesaggistico, e mettono il visitatore a contatto con una natura, per certi aspetti, ancora incontarninata.

La macchia mediterranea copre vaste estensioni: i cardi, i fichidindia e le agavi dagli altissimi steli, danno al paesaggio un fascino straordinario.Un giro in barca consente di scoprire le grotte che si aprono sul mare, e spiagge solitarie e poco accessibili, alcune delle quali meritano di essere definite azzurre, per la trasparenza e le tonalità delle rifrazioni sull'acqua.

Si raggiungono cavità naturali abitate dall'uomo preistorico, che qui ha lasciato i segni della sua lontana presenza; e si raggiunge un antro, chiamato del Bue marino, perche era abitato dalla foca monaca, frequentatrice di questi luoghi, prima di essere sterminata.

(tratto da "Guida della Sicilia e delle isole minori" Ugo La Rosa editore.)

Scegli la lingua